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Le travel policy si orientano sul duty of care

20/07/2020 - numero Edizione 1590

L'operatività delle Tmc oggi è diventata molto più complessa a seguito dello scenario post pandemico

La travel policy deve riadattarsi ai tempi, deve essere rimodulata, essere agile, perchè l'operatività delle Tmc oggi è diventata molto più complessa ed articolata a seguito dello scenario che si è ridisegnato post pandemia. Protocolli, Paesi sicuri, non sicuri, frontiere aperte, chiuse, offerta fantasma di voli, camere e non solo, cancellazioni, complicano l'attività lavorativa delle Tmc, che devono far fronte a continui cambiamenti che amplificano tempi e costi. Tutto questo va spiegato anche al cliente, ma non è facile. Ad analizzare il tema un recente e-MARTEDIturismo by Guida Viaggi.
"Le travel policy - spiega Alessandra Massa, chief operation officer business travel Bcd - devono essere agili perché ci sono continui cambiamenti": dai Paesi considerati a rischio che poi diventano sicuri a opzioni che in passato potevano essere considerate costose, come la business class, i transfer privati o le lounge dedicate in aeroporto.
Secondo Giorgio Garcea, chief commercial & operations officer Cisalpina è necessario lavorare sulle travel policy, a fronte del fatto che "è cambiato tutto il panorama, il che aggiunge incertezza alla ripresa. Ora bisogna innescare dei processi autorizzativi che prima non avevano e che non sono legati solo all'offline, ma anche alla tecnologia - afferma -, cioè avere dei self booking tool che devono prevedere dei processi autorizzativi con una serie di accorgimenti che hanno un impatto importante su quello che le aziende devono fare e che noi Tmc possiamo mettere a disposizione dei clienti". Non solo, adesso l'operatività è diventata più complicata:"La fee è una, ma il viaggio viene rimaneggiato più volte - evidenzia Sandro Palumbo, responsabile business travel Welcome -, cinque passaggi sono quasi all'ordine del giorno. E' necessario agire sulle policy, tenendo conto del fatto che le nostre aziende sono di medie dimensioni e spesso non hanno una struttura di travel manager definita. Molti hanno istituito la figura del security manager".

L'offerta fantasma
Un altro aspetto che va a complicare ancora di più la situazione, è ciò che si vede sui Gds, cioè strutture alberghiere aperte, che invece "sono chiuse, vendono una camera, ma la camera non c'è perchè la struttura è chiusa - aggiunge Garcea -, le stazioni di noleggio pure, però sono in vendita, sui nostri sistemi professionali sono servizi disponibili che possiamo vendere e poi alla fine chi ha lavorato male è la Tmc - lamenta il manager -, quindi dobbiamo lavorare dieci volte per fare la stessa cosa di prima, con attenzioni più mirate perchè sappiamo che ci potrebbero essere delle difficoltà". Come stanno cambiando, allora,  le travel policy? In casa Uvet si è cercato di capire come aiutare le aziende nella "rimodulazione della travel policy - racconta Antonello Lanzellotto, head of supplier relations di Uvet -, che è soggetta a interventi in tema sicurezza, c'è forte attenzione al dute of care. Crediamo che tutti noi ci siamo concentrati all'80% del nostro tempo sull'ambito alberghiero che, ad oggi, è aperto solo nella misura del 20% in Italia, ma è stato il primo scoglio - riconosce il manager -, perchè le aziende volevano essere sicure, capire bene cosa succedeva negli alberghi dove avrebbero inviato i loro colleghi". Ne sono emerse diverse scuole di pensiero, con chi, per esempio, preferiva affidarsi solo alle grandi catene, pensando che avrebbero avuto maggiore facilità a sostenere i costi della sanificazione e con protocolli più rigidi. Una posizione che, come illustra il manager, si è contraddetta all'interno di altre survey lanciate nei confronti dei fornitori. Uvet ha fatto compilare una survey a circa 2mila alberghi in Italia, la maggior parte indipendenti, "per capire se stessero affrontando questo tema e è emerso un risultato dove tutti si stavano impegnando in modo completo". E’ chiaro che nelle travel policy "il cliente è molto orientato sull'aspetto del dute of care". Matteo Pellizzari, presidente di Lufthansa City Center, sottolinea la differente sensibilità fra aziende più e meno strutturate, "che si sta manifestando in modo importante: le prime sono molto attente ai protocolli, le seconde sono ancora ai blocchi di partenza".  
 



Nicoletta Somma e Stefania Vicini

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