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I gap infrastrutturali frenano il business

12/10/2020 - numero Edizione 1593

La pandemia ha, però, solo rallentato un trend positivo che dovrebbe riprendere vigore
con la riapertura dei confini

“Il turismo culturale e quello archeologico in particolare sono segmenti in crescita e la pandemia ha solo rallentato un trend  che dovrebbe riprendere vigore con la riapertura dei confini - afferma Nadia Pasqual, marketing e pr di tourismA -; ho assistito alla nascita di nuovi operatori specializzati, ma anche di operatori storici che hanno arricchito la loro programmazione di viaggi culturali con proposte specifiche di itinerari archeologici. Anche le destinazioni stanno cominciando a intercettare questo segmento e sempre più numerose partecipano a tourismA per proporre il loro patrimonio archeologico al pubblico e agli operatori”.
Oltre ai più importanti siti archeologici italiani, tra le destinazioni estere che promuovono attivamente questo segmento ci sono Turchia, Malta, Cipro, Giordania, Egitto, Israele, ma anche la Croazia e le Fiandre. “Proprio su richiesta degli operatori e degli enti di promozione territoriale - prosegue Pasqual - abbiamo cominciato a organizzare ‘Buy Cultural Tourism’, il workshop b2b dedicato al turismo culturale che si svolge ogni anno durante tourismA. Assistiamo a un crescente interesse sia da parte dei seller sia da parte delle agenzie di viaggio che partecipano come buyer, indice che anche gli agenti di viaggio hanno compreso l’importanza di puntare su nicchie che resistono alla concorrenza con il web e dove il fai-da-te è quasi impossibile”. Di contro, va sottolineato che questi viaggi “richiedono conoscenze specifiche e non sono facili da organizzare, perché i clienti sono molto esigenti e attenti, pretendono esperti culturali e archeologi preparati, ma anche i giusti tempi di visita. Non si accontentano di visite veloci e generiche, vogliono poter stare anche per ore in un sito o in un museo per avere il tempo di visitarlo con la guida ma anche di rivedere alcune cose per conto proprio”. Che l’interesse da parte degli operatori e delle destinazioni sia in crescita “lo dimostra  - sostiene la manager - anche la partecipazione da tutto esaurito al convegno ‘Fare turismo culturale oggi. Innovazione e best practice per gli operatori’ a cura del Ciset che diffonde in anteprima a tourismA i dati e i trend del turismo culturale in Italia. Quest’anno la terza edizione del convegno è stata dedicata al patrimonio immateriale: ‘Il turismo dell’intangibile: esperienze e storie per valorizzare il patrimonio che non si vede’ e come ogni anno presenterà anche case study con esempi concreti di come fare turismo culturale con idee e format che operatori e destination manager possono utilizzare nella loro programmazione e nel marketing del territorio”. Il Covid ha naturalmente determinato alcuni cambiamenti: “Nei musei e nei parchi archeologici l’ingresso è contingentato. Ogni sito ha stilato una serie di linee guida insieme agli esperti”,  testimonia Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (Bmta), la cui  23ma edizione si terrà a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020, “l’unico evento del Centro-Sud Italia nel 2020”, sottolinea Picarelli. “Anche il mondo fieristico va ad applicare queste regole - prosegue il manager -, intensificando le modalità digitali, per esempio quelle inerenti l’accredito online, già presenti prima della pandemia. Dobbiamo adottare la mentalità per cui con il virus si deve convivere, almeno fino a quando non ci sarà un vaccino. Il Paese ha bisogno di ritornare al suo quotidiano”. L’edizione di quest’anno di Bmta farà focus in particolare sul tema della sostenibilità e avrà una formula che guarda alla persona: “Il rispetto dei luoghi che si visitano, la preservazione dei siti, la responsabilità nel mantenere intatta l’identità culturale, oltre all’offerta di turismo culturale legato a quello di prossimità”.
Ma quali sono le difficoltà che si riscontrano?“In un contesto oggi di patrimonio diffuso, soprattutto nel Mezzogiorno c’è un gap infrastrutturale. L’alta velocità è il primo requisito. Matera si salva – risponde Picarelli - perché è servita da Bari e Brindisi, ma il sistema ferroviario tirrenico lascia a desiderare, nonostante gli sforzi di Trenitalia. Superata Salerno l’alta velocità finisce e la tratta diventa regolare”. Picarelli rammenta poi un aspetto da non sottovalutare: “Le aree archeologiche spesso sono nei pressi di piccoli comuni e scontano una carenza non solo viaria, ma anche di cartellonistica e segnaletica come quella delle realtà internazionali”. Gli sforzi non devono limitarsi al trasporto ferroviario, ma devono aumentare anche i collegamenti aerei, “cercando di creare un sistema”. C’è anche un altro problema: “Noi dipendiamo dalle multinazionali del tour operating che determinano i flussi, ma la domanda nazionale non è poca cosa ed è da conquistare. Il turismo scolastico è un’altra domanda da intercettare”. In più bisognerebbe cercare di legare il prodotto culturale a quello enogastronomico, poiché “si tratta di due facce della stessa medaglia”. Ancora: “Al di là dell’attenzione del Governo e del ministero, ci vuole una politica turistica legata all’offerta culturale. Bisogna dare identità nuova alle adv che fanno incoming: devono essere dmc culturali”.                                        



Nicoletta Somma

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